Massimo D’Alema

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Per molti è ancora lui l’uomo più potente d’Italia. Ministro degli Esteri, Vicepresidente del consiglio, ex premier del nostro paese, un anno fa è stato vicinissimo a raggiungere la più alta carica istituzionale dello Stato e diventare Presidente della Repubblica. Glielo impedì il veto di Forza Italia, per probabili accordi non raggiunti con il “nemico che gli strizza l’occhietto”, Silvio Berlusconi. Piace, indubbiamente piace, alla destra e a molti elettori del centrodestra, avendo all’attivo un intervento militare in Kosovo nel 1999, la costituzione della Bicamerale per riscrivere la costituzione con personaggi che solo un anno prima aveva definito “un pericolo per l’Europa”,  e posizioni spesso di forte opposizione con i (veri) rappresentanti della sinistra, la cosiddetta “sinistra radicale”.Quando era Presidente del Consiglio definì Mediaset «Un grande patrimonio del nostro paese» ricevendo ancora una volta un plauso dai suoi oppositori. Stava già costruendo la sua scalata alla Presidenza della Repubblica? Di certo, confidando nella sua intelligenza, non poteva essere un’espressione dettata dalla sincerità, perché le persone informate sanno bene che non è l’azienda Mediaset ad essere patrimonio dello Stato, bensì sono le frequenze, cioè l’etere che è di tutti, ad essere il vero patrimonio, del quale la suddetta azienda si è impadronita e ne ha fatto uso gratuito per anni.

Le frequenze sono limitate, ce ne sono pochissime, distribuite in pratica nei pochi tasti del nostro telecomando. Chi le occupa ha a disposizione decine di milioni di Italiani che prendono in mano il telecomando, e quindi non ha bisogno di molta fatica per arricchirsi vendendo gli spazi pubblicitari ed imponendo trasmissioni di bassa qualità e di rincitrullimento  generale  alle quali con il passare degli anni ci siamo abituati. Quindi Mediaset è sì un grande patrimonio, ma non per l’Italia, bensì per i suoi azionisti. Nata da finanziamenti misteriosi mai precisati, grazie ad agganci politici dell’era Craxiana, contro DUE sentenze della CORTE COSTITUZIONALE che l’hanno dichiarata abusiva, è servita ad un partito appena nato a farsi una pubblicità ignobile e diventare il più votato [o tele-ascoltato] d’Italia. Infrangendo le regole della par condicio in maniera vergognosa, soprattutto dal ‘93 al ‘96. Ora ci sono le autorità garanti, ma ormai, con il 22% circa di consensi, tale partito non ha più bisogno di un aiuto così evidente, e si limita ad una nuova forma di sostegno dalle reti aziendali, più nebuloso e difficilmente individuabile dall’elettore medio. D’Alema tutte queste cose le ha sempre sapute, ma solo fino al 1994, poi ha ritenuto più conveniente per la propria carriera dimenticarsele.

Verso la fine degli anni ‘80, il candidato alla Presidenza della Repubblica Massimo D’Alema viene accusato di aver preso una mazzetta da un certo Francesco Cavallari, un miliardario barese poi condannato per associazione di stampo mafioso. Giunto ad un passo dalla prescrizione, il PM lasciò decadere l’accusa (diventata ormai inutile vista l’impossibilità di una condanna per decadenza dei termini), e a quel punto il baffetto AMMISE IL FATTO. Certo, si dirà, in quel periodo le tangenti le prendevano tutti. Quindi è giustificabile. Il solito principo per cui sono tutti colpevoli, QUINDI sono tutti innocenti. Poi però torna alla mente che Libero Grassi si è fatto ammazzare, per non aver pagato il pizzo. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono stati assassinati, per aver lottato senza paura contro la Mafia. Chi vuole diventare la più alta carica del nostro Stato non può essersi macchiato di certe azioni. 

Poi, recentemente,  gli intrallazzi telefonici e l’intromissione negli affari delle scalate bancarie, che tutti conosciamo.

Quest’oggi D’Alema ha commentato la decisione di scendere in piazza da parte di alcuni ministri del nostro governo come qualcosa di inammissibile. Gli risponde su Repubblica Pietro Ingrao (lui sì che meriterebbe, per ciò che ha fatto, di sedere al Quirinale),che gli suggerisce di preoccuparsi piuttosto di come il governo dovrà rispondere alle domande che i cittadini gli porranno scendendo in piazza. Ad un uomo di sinistra non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma, ormai possiamo considerarlo un dato di fatto, D’Alema uomo di sinistra non lo è più.

Come sempre, vi invito a guardare un piccolo video di Piero Ricca. Qui D’Alema, dopo aver antipaticamente snobbato un ragazzo che gli poneva una domanda scomoda, reagisce stizzito quando gli viene ricordata la prescrizione per tangenti. Risponde, a Piero Ricca che coraggiosamente gli ricorda il fatto, dicendo che “si sbaglia PROFONDAMENTE” e minaccia la querela. Basta però andare su Wikipedia, scivere “Massimo D’Alema” e scoprire che chi poneva la domanda si sbagliava solo su un piccolo cavillo: è vero che la sentenza di prescrizione non è mai avvenuta, perché come spiegato prima il PM ha rinunciato a procedere poco prima della prescrizione. Ma lui dopo ammise il fatto, la tangente la prese, i soldi li intascò, e poi nel processo aspettò la decorrenza dei termini. Quindi non ci si sbaglia PROFONDAMENTE ad accusarlo di essere un prescritto per tangenti. Ma Berlusconi ha fatto scuola: negare sempre, negare l’evidenza, negare la verità. Così il pubblico si dividerà tra chi crede a te e chi crede al giornalista.

Aveva ragione Nanni Moretti, quando più di 10 anni fa nel bellissimo film “Aprile” chiedeva alla classe dirigente di sinistra di farsi da parte, perché ormai logora, sporca e corrotta, e lasciar spazio alle nuove generazioni di giovani, con degli ideali, con un sogno, con ancora l’entusiasmo dell’onestà.

Naturalmente, dopo 10 anni da quel disperato appello, gli uomini sono ancora sempre gli stessi.

Pubblicato in: on Settembre 2, 2007 at 10:38 am Commenti (1)

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Ho ricevuto questa lettera da parte di Andrea Ricassi. Lui ed altri stanno facendo il possibile per ricordare la giornalista Anna Politkovksaja, assassinata quasi un anno fa in circostanze che, a quanto sembra, qualcuno vuole rimangano poco chiare.  Pubblico qui di seguito il suo appello.

Cari firmatari dell’appello, quando ho appreso la notizia dell’arresto di dieci persone accusate dell’omicidio di Anna Politkovskaja ho creduto, per qualche ora, che le cose stavano migliorando anche in Russia. Ho pensato, forse poco convinto, che la mobilitazione internazionale per ricordare la grande giornalista potesse avere smosso il Cremlino o il fedelissimo che Putin ha messo a fare il Procuratore generale.

Persino le iniziative che si stanno organizzando in tutta Italia mi sono sembrate a un certo punto superate. Poi, col passare delle ore, il sorriso del regime si è trasformato in un ghigno. E’ possibile che il gruppo di fuoco arrestato sia composto da persone che hanno progettato e compiuto omicidi. Magari qualcuno di loro sarà anche coinvolto nell’assassinio di Anna Politkovskaja: il colpo di grazia con cui l’assassino si è assicurato che non ci sarebbe più stato ritorno, dimostra che si tratta di professionisti. I killer, però, non si muovono mai spontaneamente: uccidono, sempre, su commissione. Tutti sanno che l’impero sovietico non c’è più, ma le sue parole d’ordine non sembrano ancora andate in soffitta. Tanto è vero il procuratore Chaika, dopo aver riferito al suo referente istituzionale, Vladimir Putin, annuncia che: “solo persone che vivono fuori dalla Federazione russa possono aver avuto interesse a uccidere Anna Politkovskaja, perché il suo omicidio è stato particolarmente vantaggioso per quelle persone e quelle strutture che cercano la destabilizzazione della Russia, che inseguono il cambio dell’ordine costituzionale, la creazione di una crisi in Russia, il ritorno al sistema precedente quando i soldi e gli oligarchi decidevano tutto”. La colpa di tutto sarebbe sempre di Boris Berezovskij, oligarca riparato a Londra, nemico di Putin. Uno che vive seppellito tra le guardie del corpo. Che odierebbe talmente Putin da aver fatto uccidere la giornalista che più lo criticava per fargli un dispetto. Un modo strano e davvero poco credibile per destabilizzare un paese. Il tutto non sta in piedi. Sa di campagna elettorale, ormai alle porte.

E quindi noi andiamo avanti. Per ricordare Anna e sperare in tempi migliori, anche a Mosca.

L’appello è stato modificato per renderlo più aderente alla realtà che cambia.

Ora è pubblicato, insieme alle numerose traduzioni, su un apposito blog:

http://anna-7ottobre2007.blogspot.com/

L’elenco delle iniziative che sono in via di organizzazione per il 6/7 ottobre vengono pubblicate sul blog del Comitato per la pace nel Caucaso: http://cpc.hrvc.net/

Nel nostro piccolo stiamo organizzando l’iniziativa del 6 Ottobre al Circolo della stampa di Milano.

Iniziamo a mandarvi la locandina. Se vi è possibile, diffondetela tra gli amici, appendetela in azienda, in università, in biblioteca o nei negozi. I colleghi giornalisti, se possono, continuino a parlare della Politkovskaja e anche delle iniziative in sua memoria.

Noi siamo qui. Per ricordare una giornalista uccisa e domandarci: ci sarà un giudice a Mosca?

Pubblicato in: on Agosto 29, 2007 at 10:17 pm Lascia un Commento

“Il fisco italiano e quello inglese non vanno d’accordo…”

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Tutto qui. Non è nulla, solo un grosso malinteso perchè i FISCHI di Italia e Inghilterra litigano, essendo, come tutti i FISCHI del mondo fatta eccezion per quello delle isole Cayman, molto antipatici. Lui invece è un bravo ragazzo, ci fa sognare in sella alla sua moto, ci fa divertire ogni domenica davanti alle tv.

Dicono che ci debba 112 milioni di euro (più di 200 miliardi). Sì, ok. Però ci ha fatto sognare, in fondo… potremmo perdonarlo no? Il fisco italiano è proprio cattivo. Anzi, quasi quasi si potrebbe dire che il Dottor Rossi ha fatto bene. Quei soldi se li è guadagnati. Non è facile sopportare lo stress di essere considerato dai propri tifosi Dio in Terra, e di dover correre in sella ad una motocicletta ogni santa Domenica. Perchè allora dover regalare i soldi allo Stato, che poi di sicuro non saprebbe come usarli? Meglio che se li goda lui, piuttosto che i politici!

E, diciamolo, ha fatto bene ad inviare quel messaggio alla nazione, dando la colpa ai burocrati, ed evitando di essere sottoposto alle domande dei giornalisti. Anche quella è una categoria che andrebbe epurata. Come si sarebbero potuti permettere di fargli delle domande? Lui è il DOTTOR Rossi, tempo fa ha anche preso una laurea ad honorem in comunicazione. Quindi che si becchino il messaggio alla nazione, e zitti! E’ stato più bello così: un comizietto a reti unificate, nel quale si insulta lo stato Italiano. Giustamente, sia chiaro.

E Capirossi, anche lui accusato di doverci un misero milioncino di euro (e qualche altro spicciolo)? Che vergogna, lo sanno tutti che lui ha residenza a Montecarlo. Questo è fango puro. Che sciacalli. Bravo, Capirex, fai bene a non mettere piede più in Italia. Così certa gente imparerà che non scherzi. E i finanzieri non potranno interrogarti, ovviamente, ma tu non lo fai per questo.

Propongo di organizzare una manifestazione a favore di questi due poveri bistrattati dello sport Italiano (guidare una moto è sport!). Il 30 Settembre tutti in piazza a Tavullia, a sventolare il 740.

P.S.= Un consiglio a Valentino: … perchè non fondare un partito? 

Pubblicato in: on Agosto 17, 2007 at 11:03 am Commenti (1)

Banditismo contro Mediaset

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Tra pochi mesi, precisamente entro gennaio 2008, dovrà essere applicato il decreto legge di riforma del sistema radiotelevisivo, che nell’ottobre dello scorso anno fu approvato dal Consiglio dei Ministri. Stabiliva che entro 15 mesi un canale televisivo di Mediaset ed uno della Rai sarebbero dovuti passare al digitale terrestre, liberando così due preziosissime frequenze televisive, da assegnarsi ad altri editori. E’ una buona notizia per Europa 7 di Francesco Di Stefano, che dal 1999 aspetta che che gli venga concesso nei fatti ciò che gli spetta di diritto: la possibilità di trasmettere su scala nazionale. Per Berlusconi è «un atto di BANDITISMO verso Mediaset». L’ex Premier parla sperando che la maggior parte dei “telespettatori” all’ascolto non ricordi come Rete 4 prese le frequenze sulle quali trasmette (che, lo ricordiamo, sono un bene preziosissimo, in quanto le frequenze su cui trasmettere in tutta Italia sono pochissime) : semplicemente prendendosele. Erano lì, e, come ai tempi del Far West, il primo arrivato è diventato il padrone del terreno. Ora chi vuole riportare la legalità in questo settore, dando la possibilità ad altri di entrare nel mercato, assecondando le direttive dell’Unione Europea, viene definito Bandito. E le casalinghe di Voghera annuiscono.

Date un’occhiata a questo divertentissimo video che mostra Piero Ricca nel tentativo di porre alcune domande sulla vicenda Europa 7 al Presidente di Mediaset Confalonieri. Le risposte sono le solite: negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza delle sentenze. Perchè c’è sempre un segmento del pubblico in ascolto che crederà a te piuttosto che al giornalista antipatico. Il ribaltamento della verità, con il tono da Bar che evidentemente contraddistingue ogni buon presidente di un’azienda televisiva.  

LA FRASE: «Parzialmente abusiva Di CHE? …di quand’è la sentenza?? Dell’OTTANTOOOOTTOOO…»   (Ah, adesso cadono in prescrizione pure le sentenze?)

Pubblicato in: on Agosto 14, 2007 at 9:35 am Commenti (3)

Ridateci i Vuccumprà!

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Bellissime Scarpe Gucci, originali e cartellinate, vero affare. Stupendo paio di Jeans Richmond, autentico al 100%, tuo ad un terzo di quanto costa in negozio. E così via. Internet sembra proprio offrire dei veri affari per gli shopper accaniti. Ma attenzione, la maggior parte delle volte siamo di fronte a dei falsi, e molto spesso non ce ne accorgiamo neppure dopo esserne entrati in possesso. Il traffico di merce fasulla trova terreno fertile sul web, in siti attrezzati per la vendita online, ed in particolar modo nei portali di aste come l’ormai celebre Ebay. E nonostante gli annunci garantiscano l’autenticità dei prodotti messi in vendita, con tanto di fotografie a corredo di essi. Ma le copie, per loro natura, non si riconoscono certo in foto.  Per verificare quanto appena detto, abbiamo provato ad effettuare due acquisti su ebay.

PRIMO ESPERIMENTO

Un portafogli di Paul Smith costa all’incirca 150 euro nelle boutique. Cerchiamo su E-bay un ‘offerta, e ci balza immediatamente all’occhio questa: PORTAFOGLIO PAUL SMITH 100% ORIGINAL CARTELLINATO, 49 Euro più spese di spedizione. La pagina che descrive il prodotto è assolutamente invitante. E’ ricca di fotografie, e si fa continuamente riferimento all’autenticità della merce in vendita. Decidiamo di effettuare l’acquisto, paghiamo con postepay e attendiamo. Puntualmente, il giorno dopo riceviamo il pacco.

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Il prodotto sembra buono, ben fatto. La pelle non è finta,è di ottima fattura, ed i particolari sono gli stessi delle fotografie. Ad un occhio attento, però, non sfugge un particolare decisivo: l’assenza di qualsiasi certificato d’autenticità. Ci sono una scatola,un cartoncino (forse quello che faceva sentire autorizzato il venditore a scrivere “cartellinato”), ed un sacchettino, tutti e tre con la scritta “Paul Smith” stampata sopra. Questi particolari servono a illudere i compratori che il prodotto sia originale, ma in realtà sono essi stessi la prova del falso. Il prodotto originale, infatti, non è accompagnato da marchi così banali e facilmente riproducibili. A riprova di ciò, ci addentriamo in una tortuosa ricerca attraverso siti asiatici, e ne troviamo uno ( www.jcinternational.cn ) che vende gli stessi portafogli, con identica scatola, cartoncino e sacchettino, ed anch’essi con tanto di foto a corredo, a 18 dollari (13 euro) al pezzo. A questo punto è difficile pensare che Mister Paul Smith venda, neppure ai grossisti, a quel prezzo. E ci risulta facile capire come possa il nostro venditore di Ebay proporre un prodotto del genere al prezzo di 49 euro, contro i 150 delle boutique. Certo, 49 euro meno 13 fa 36, un guadagno più che accettabile.

In questo caso, va detto, il prodotto pur non essendo originale sembra fatto davvero bene. Contattiamo il venditore contestandogli la sua autenticità e questi, naturalmente, nega, affermando di averlo acquistato da una pelletteria che faceva saldi. Strano, visto che si tratta di un prodotto della collezione 2007, ed uno sconto dell’80% sarebbe davvero un regalo. Ci propone la resituzione del pagamento, più un sostanziale sconto se teniamo la bocca chiusa. Naturalmente rifiutiamo. A quel punto scattano inutili suppliche e piangistei commoventi . Pochi giorni più tardi il venditore si è cancellato da Ebay.

SECONDO ESPERIMENTO

Stavolta proviamo a spendere un po’ di più. Bellissime Scarpe Prada con strappo in pelle bianca, comodissime, sportive ed eleganti. Nuove ed originali al 100%. (Da notare l’uso delle percentuali, come se potesse esistere un prodotto originale al 50%, o al 99%). Ce le aggiudichiamo a 120 euro, un ottimo prezzo, considerato che nei negozi costano 225. Questa volta la sorpresa è addirittura peggiore: anzitutto la scatola riproduce all’esterno l’immagine di un altro modello di scarpe Prada, ma, soprattutto, appena le prendiamo in mano ci sembrano fatte di cartone. E’ una cosa che si capisce solamente al tatto, non riscontrabile dalle foto. E non è l’unico particolare. Abbiamo fotografato da vicino il prodotto, cercando di mettere in evidenza anche attraverso l’immagine la qualità scadente che certo non è propria della marca Prada.

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Si notano dei segni strani all’interno della linguetta, le cuciture sono molto rozze, e anche il marchio Prada sembra riprodotto in maniera approssimativa. Stavolta siamo di fronte ad un prodotto che può valere al massimo 15 euro, una brutta copia dell’originale. Decidiamo di avvalerci del diritto di ripensamento, che obbliga il venditore a restituire l’intero importo pagato se il prodotto viene rispedito al mittente entro 8 giorni.

CONCLUSIONI

Ci sono i ragazzi di colore (tanti anni fa furono antipaticamente soprannominati “vuccumprà”) che girano per i locali e ti propongono cinture e portafogli di marca. Gucci, D&G, Armani. Falsi, naturalmente, per loro stessa ammissione. Chiedono una ventina d’euro, per poi spesso dimezzarli durante l’immancabile contrattazione con il cliente.  Magari hanno una famiglia da mantenere, oltre al loro padrone che gli fornisce la merce e li manda in prima linea a rischiare l’arresto.

Poi ci sono i furbetti italiani, adulti o studentelli di buona famiglia, che si organizzano in queste truffe sfruttando lo pseudo-anonimato che il commercio elettronico gli permette. Ti fanno credere che vendono merce originale, e fanno pagare un prezzo che è molto più basso dei negozi, ma molto più alto di quello dei loro colleghi africani. Con questo traffico guadagnano ogni anno migliaia di euro. Non devono far altro che acquistare dai siti cinesi e mettere all’asta.

Il mondo si evolve, ed anche i truffatori si organizzano. L’onestà, come sempre, rimane un concetto fuori moda.

Pubblicato in: on Agosto 3, 2007 at 7:28 pm Commenti (9)

Il Caso EUROPA 7

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E’ il motivo per il quale Emilio Fede, nella vicenda raccontata nel post precedente, inizia ad insultare Piero Ricca dandogli dell’imbecille. La domanda era del tutto legittima: «Cosa ne pensa del caso Europa 7?» Qualcuno ora si starà chiedendo di cosa si tratti. In televisione non se ne parla, eppure è una vicenda che dovrebbe avere una risonanza immensa. Una rete nazionale è pronta da anni per trasmettere. Sono stati fatti investimenti della portata che tutti possono immaginare, per essere competitivi nei confronti di Mediaset e Rai. Questo canale non ha però ancora preso vita, perchè le frequenze sulle quali dovrebbe trasmettere sono occupate da Rete 4. In Italia infatti sono poche le frequenze che permettono di ricevere un canale televisivo in tutto il territorio nazionale. A chi appartengono? L’Etere è di tutti. Chi ha il diritto di sfruttarle? Il buon senso parla chiaro: andrebbero divise tra i vari editori. Ovviamente qualora dimostrassero di avere i numeri per poter intraprendere un progetto di buon livello. E l’imprenditore Francesco Di Stefano sorprese tutti, a suo tempo, quando si presentò alla gara pubblica con un capitale di 12 miliardi di lire, e vinse ai danni di Rete4. Ma, come leggerete poco più sotto, si è cercato in tutti i modi di impedire il passaggio di queste benedette frequenze ai legittimi proprietari.

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I PUNTI SALIENTI DELLA VICENDA

  • Nel luglio 1999, Europa 7 ottiene dallo Stato Italiano la concessione per una rete Nazionale, ma il Governo D’Alema non le assegna le frequenze per iniziare a trasmettere, alla stessa data Retequattro non ottiene la concessione.
  • Dall’aprile 2000 al giugno 2001 il Governo Amato si disinteressa completamente della vicenda di Europa 7, permettendo in questo modo a Retequattro di continuare a trasmettere senza concessione.
  • Nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale con la sentenza n. 466 stabilisce che Retequattro deve dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
  • Il 24 dicembre 2003 Silvio Berlusconi firma un decreto legge per superare tale termine.  –> [alla faccia del conflitto d'interessi] Il decreto deve essere approvato dal Presidente della Repubblica Ciampi, che incredibilmente non si oppone.
  • Il Governo Berlusconi nell’aprile del 2004 approva la legge Gasparri, la quale infischiandosene della sentenza della Corte, consente a Retequattro di continuare a trasmettere nonostante non abbia la concessione, mentre Europa 7 viene esclusa ancora una volta.
  • Il Parlamento Europeo nel maggio del 2004 approva una relazione nella quale esprime preoccupazione che l’anomalia italiana si propaghi ad altri paesi dell’Unione, ed invita la Commissione Europea ad assumersi le sue responsabilità.
  • Il Consiglio d’Europa composto da 45 Paesi, approva nel giugno del 2004 una risoluzione che deplora l’esclusione di un potenziale operatore televisivo, Europa 7 vincitore della gara pubblica per la diffusione televisiva sulle frequenze occupate da Retequattro del Gruppo Mediaset.
  • Il 12 ottobre 2006 il Governo Prodi approva il disegno di legge Gentiloni che, non solo non risolve il problema Europa 7, ma non ne riconosce nemmeno i diritti.
  • Il 30 novembre di fronte alla Corte di Giustizia Europea, il Governo Prodi, tramite l’avvocatura dello Stato, fa propria la posizione del Governo Berlusconi e difende addirittura la legge Gasparri.

Ben quattro Governi, quindi, non hanno voluto e non vogliono riconoscere ad Europa 7 il diritto a trasmettere, nonostante si siano pronunciate a suo favore la Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato, la Corte di Giustizia Europea. Che giudicano senza interessi, a differenza di chi siede in parlamento.

Ecco un’interessante intervista, tratta dal Blog di Beppe Grillo, all’editore di Europa 7, Francesco Di Stefano.

Pubblicato in: on Luglio 29, 2007 at 9:49 pm Commenti (1)

Censura Mon Amour

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Non ho problemi ad ammetterlo. Questo blog nasce sull’onda dell’ammirazione e del desiderio di imitazione di persone come Piero Ricca, Beppe Grillo, Marco Travaglio, che nei fatti stanno intraprendendo una battaglia a favore dell’informazione libera e del diritto di tutti di essere informati sulla verità. Raccontare, documentare, ricordare: i media e molti organi di informazione soffrono di una particolare forma di morbo di Alzheimer.

PIERO RICCA, STRISCIA LA NOTIZIA E LA PSEUDOINFORMAZIONE

Se chiedo in giro ai miei amici se sanno chi è Piero Ricca, la quasi totalità di loro mi risponde di no. Dando loro un indizio (“è quello che ha contestato Emilio Fede..”) allora in molti capiscono chi è, ma anche coloro che normalmente fanno ragionamenti sensati rispondono “ma quello è peggio di Fede, un mezzo matto, un violento…” E questo perchè? Hanno visto il video della contestazione su Striscia la Notizia, trasmissione che molti ritengono essere un baluardo dell’informazione libera, ma che è in realtà è l’apoteosi della mistificazione della realtà. Il filmato su Striscia è stato tagliato, mancano le parti in cui il fido Emilio iniziava per primo a insultare il gruppo di contestatori, e poi gli sputava letteralmente addosso. Il tutto è stato condito da una voce che commentava il filmato in maniera faziosa, e dalle solite risatine registrate, in perfetto stile “situation commedy americana”. Per la precisione, la voce che commenta il filmato definisce Piero Ricca come un molesto contestatore, un po’ Kubrick e un po’ Caruso. (con risatina registrata di sottofondo, per dare forza a una battutina che altrimenti non sembrerebbe neppure tale)

Lo scopo è far credere che il povero Emilio sia stato ingiustamente aggredito da dei poveri pazzi di sinistra, e che abbia anche il merito di non aver reagito, da gran signore. E’ vero, Piero è stato aggressivo, ma ha detto delle cose che sono sotto gli occhi di tutti, e che nel corso degli anni sono state “addolcite” dal lavaggio del cervello quotidiano della Tv, trasformando il signor Fede in un simpatico direttore un po’ di parte, una macchietta divertente sulla quale nessuno si permette di aprir bocca. Alcuni dirigenti di sinistra meno in vista di altri si fanno perfino invitare  nel suo Tg, piuttosto di farsi un po’ di pubblicità, fingendo di non sapere di essere stati invitati proprio perchè, dal basso della loro scarsa dialettica, fa comodo che siano loro a riempire quel minimo spazio dedicato alle opinioni della sinistra (le multe dell’Authority è meglio evitarle..!) .

IL MARKETING DEL PARTITO-AZIENDA

C’è chi, come lui, se la prende ogni giorno con dei poveri cristi senza contraddittorio, mediante la televisione, mezzo che sembra trasformare in verità qualsiasi cosa. E c’è chi, come Piero Ricca, le cose va a dirle in faccia all’interessato. Che, come si vedrà, si bada bene dal rispondere o argomentare qualsiasi difesa. Infatti è molto più comodo rispondere dal proprio telegiornale, senza nessuno che ti possa contraddire, trasformando in notizia ogni propria opinione.

In realtà il ruolo di quel telegiornale e del suo direttore è qualcosa di molto più serio. Lo si può capire ascoltando ciò che viene detto alla fine del filmato in questione, disponibile al termine di questo post: “Nel partito-azienda la sua funzione è suggestionare il segmento meno evoluto della platea televisiva. Uno zoccolo duro da un milione di voti.” Chi ha studiato un minimo di economia avrà inteso benissimo questa frase. E chi conosce il sistema elettorale italiano, sà quanto conti un segmento del genere, nella lotta all’ultimo voto.

Invito tutti a guardare il filmato originale, disponibile su youtube ed in fondo a questo post.

LE CONSEGUENZE DEL MISFATTO

Nel filmato Fede minaccia Piero Ricca di “metterla sul personale”. Ebbene, dalle parole ai fatti: il sito www.pieroricca.org è stato censurato dalla guardia di finanza, per evitare che Piero perpetui nella diffamazione ai danni del povero e indifeso direttore del Tg4 (che nel frattempo ha anche informato della vicenda i propri telespettatori, naturalmente riportando la notizia in maniera ignobile). Il sito è ancora raggiungibile, ma sono stati cancellati gli articoli ed il video in questione, inoltre non è più possibile aggiungere nuovi post da parte dell’amministratore.

Vi segnalo infine che Piero Ricca è ancora attivo sul sito www.quimilanolibera.net e con i video delle sue proteste pubblicati su YouTube. Informarsi per essere liberi.

ECCO IL VIDEO

Pubblicato in: on at 8:45 am Lascia un Commento